Buongiorno marinai, buongiorno!

Avete presente quando siete in mare, il cielo comincia a diventare nero e a bordo partono immediatamente le grandi scuole di pensiero?

Quello ottimista dice che il temporale passerà più a nord. Quello tecnologico tira fuori il telefono e sostiene che Windy non dà pioggia prima delle sei. Il pessimista, nel frattempo, ha già indossato la cerata anche se ci sono trenta gradi.

Poi arriva la prima raffica, la temperatura crolla, il mare diventa bianco e qualcuno domanda: «Ma da dove è arrivato?».

Ecco, magari avessimo guardato il radar meteo dieci minuti prima…

Perché su Windy andiamo tutti a cercare il vento: intensità, direzione, raffiche, ECMWF, ICON, GFS e chi più ne ha più ne metta. È normale, siamo velisti. Ma tra i diversi strumenti disponibili ce n’è uno che viene utilizzato molto meno di quanto meriterebbe: il radar meteorologico.

Uno strumento utilissimo in mare, ma anche in montagna, in bicicletta, durante un viaggio in moto, una manifestazione sportiva o qualsiasi attività svolta all’aperto.

Il menu a tendina di Windy

Previsione e realtà non sono la stessa cosa

Partiamo dalla cosa più importante.

La carta Pioggia e temporali di Windy è una previsione elaborata da un modello meteorologico. Ci racconta dove, secondo i calcoli del modello, potrebbero svilupparsi delle precipitazioni nelle ore e nei giorni successivi.

Il radar, invece, ci mostra le precipitazioni che sono state realmente rilevate.

Non guarda dentro il futuro e non possiede particolari capacità divinatorie. Emette impulsi elettromagnetici e raccoglie l’eco restituita dalle gocce d’acqua, dai fiocchi di neve, dalla grandine e dalle altre particelle presenti nell’atmosfera.

Più forte è l’eco che ritorna, maggiore sarà la riflettività rappresentata sulla carta. Ed ecco comparire quelle macchie verdi, gialle, arancioni e rosse che abbiamo visto tutti almeno una volta.

Il concetto fondamentale è molto semplice: una previsione può indicare la possibilità di un temporale nel pomeriggio; il radar ci permette di vedere se quel temporale si è già formato, dove si trova e che cosa sta facendo.

Funzionamento radar meteo clicca per HD

Sono due informazioni diverse ed entrambe servono.

D’altra parte, osservare il cielo per comprendere il tempo non è certamente un’invenzione moderna:

«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade.»
— Vangelo secondo Luca, 12,54

Duemila anni fa non esistevano smartphone, modelli numerici e immagini satellitari, ma il principio era già chiarissimo: bisogna imparare a riconoscere i segnali.

Oggi abbiamo strumenti infinitamente più potenti. Questo, però, non ci autorizza a spegnere il cervello.

Non guardate soltanto l’ultima immagine!

Il radar diventa davvero interessante quando facciamo partire l’animazione.

L’ultima immagine ci mostra dove si trovano le precipitazioni. La sequenza delle immagini precedenti ci permette di osservare il loro movimento e, soprattutto, la loro evoluzione.

Una macchia rossa non è necessariamente più preoccupante di una gialla. Bisogna vedere che cosa sta facendo.

Quel nucleo si sta ingrandendo? Sta diventando più intenso? Si muove verso di noi? Si è formato dal nulla negli ultimi venti minuti? Oppure sta perdendo forza e scomparendo?

Un temporale non è una nave che mantiene diligentemente rotta e velocità. Può rallentare, accelerare, deviare, dividersi in più celle o continuare a rigenerarsi nello stesso punto. Per questo non basta osservare due fotogrammi e tracciare mentalmente una linea retta fino alla nostra barca.

Windy può mostrare anche una breve proiezione futura del movimento delle precipitazioni. Questa funzione prende il nome di nowcasting, cioè previsione a brevissimo termine.

È utile, ma bisogna sapere che da quel momento non stiamo più guardando ciò che è stato rilevato: stiamo osservando una stima costruita sull’evoluzione recente.

Se una cella sta andando verso levante, il sistema prova a calcolare dove potrebbe trovarsi tra poco. Ma nel frattempo quella cella potrebbe perdere forza, cambiare direzione o generarne un’altra davanti a sé.

Quindi guardiamo la proiezione, certamente, ma senza scambiarla per una sentenza.

Radar metereologico

Che cosa ce ne facciamo in mare?

Immaginiamo una normale giornata estiva davanti alla costa ligure.

La mattina le previsioni erano discrete, con la solita possibilità di qualche temporale pomeridiano nell’entroterra. Siamo usciti ugualmente, perché con una previsione del genere, altrimenti, in estate non si navigherebbe mai.

A un certo punto, dietro la costa, vediamo crescere dei cumuli scuri. Il vento in mare è ancora regolare e qualcuno sostiene che il temporale resterà confinato sulle montagne.

Apriamo il radar.

Se nell’entroterra non compare nulla, continuiamo a osservare il cielo e ricontrolliamo dopo qualche minuto. Se invece troviamo un nucleo già ben formato, possiamo far partire l’animazione e vedere se si sta muovendo verso la costa, se cresce oppure se rimane fermo sullo stesso versante.

A quel punto possiamo ragionare.

Se siamo in cabinato possiamo prendere una mano di terzaroli, mettere ordine in coperta, chiudere gli oblò, preparare le cerate e richiamare l’equipaggio in pozzetto. Se stiamo facendo attività in deriva possiamo decidere di avvicinarci a terra o rientrare prima che il vento aumenti. Se dobbiamo entrare in porto possiamo o affrettarci o decidere di attendere…

Sono tutte decisioni molto più semplici da prendere quando ci sono ancora dieci nodi e il sole, piuttosto che quando ne arrivano trenta e piove in orizzontale.

Attenzione, però, perché il radar di Windy ci mostra principalmente le precipitazioni, non il vento che troveremo sulla superficie del mare.

Il fronte di raffica di un temporale può precedere la pioggia. Aspettare che la macchia colorata raggiunga esattamente il puntino della nostra posizione può quindi essere una pessima idea: quando arriva la pioggia, il vento potrebbe essere già arrivato da un pezzo.

Il radar serve a capire che nella nostra zona c’è qualcosa in movimento. Sta poi al marinaio osservare il cielo, la superficie del mare, la direzione del vento e gli eventuali cambiamenti di temperatura.

Fronte temporalesco

Uno strumento prezioso anche prima di uscire

Il radar non bisogna ricordarsi di aprirlo soltanto quando siamo già nei guai.

È molto utile anche prima di mollare gli ormeggi.

Dobbiamo iniziare una lezione in deriva e le previsioni parlano genericamente di rovesci sparsi. Bene, ma questi rovesci esistono già? Dove sono? Stanno arrivando verso il nostro campo di attività? Sono passati mezz’ora fa oppure devono ancora formarsi?

Il modello non può rispondere con precisione a queste domande. Il radar, almeno in parte, sì.

Magari scopriamo che una fascia di pioggia sta transitando e che sarà sufficiente aspettare quaranta minuti. Oppure ci accorgiamo che nell’entroterra continuano a nascere nuove celle e che mettere in acqua dieci allievi non è esattamente l’idea più brillante della giornata.

Non sempre la scelta è uscire oppure annullare. A volte basta aspettare, anticipare il rientro o modificare il programma.

La meteorologia serve anche a questo: non soltanto a evitare il cattivo tempo, ma a utilizzare bene quello che abbiamo.

Non serve soltanto ai marinai

Lo stesso ragionamento vale sulla terraferma.

Se dobbiamo partire in moto, il radar può mostrarci se stiamo per attraversare una fascia temporalesca oppure se conviene aspettare che passi. Durante un’escursione possiamo controllare che cosa sta accadendo sul versante che non riusciamo a vedere. Durante una manifestazione all’aperto possiamo mettere al riparo persone e materiali prima che cominci il diluvio.

Anche qui non bisogna chiedere semplicemente: «Pioverà?».

Bisogna domandarsi: dove sta piovendo? Da quanto tempo? Il fenomeno si muove? Sta crescendo? Quanto è lontano da noi?

Sviluppo cumulonembo @ Centro Meteorologico Lombardo, clicca per HD

Sono domande semplici, ma cambiano completamente il modo nel quale utilizziamo la carta.

Come leggere il radar senza diventare meteorologi

Non serve una laurea in fisica dell’atmosfera.

Aprite il radar, centrate la zona che vi interessa e allargate abbastanza la carta da vedere anche ciò che sta arrivando da fuori. Poi fate scorrere almeno gli ultimi trenta o sessanta minuti.

Guardate l’orario delle immagini, perché i dati non arrivano istantaneamente. Seguite i nuclei più vicini e osservate se cambiano forma e intensità. Infine confrontate quello che vedete con le immagini satellitari, le fulminazioni, le previsioni e gli eventuali avvisi ufficiali.

Poi fate la cosa più banale e più importante: alzate la testa e guardate il cielo.

I colori richiedono un minimo di prudenza. In generale, verde e azzurro indicano echi più deboli, mentre giallo, arancione e rosso corrispondono a riflettività maggiori. Ma il colore non è una misura perfetta di quanta acqua ci cadrà addosso.

La grandine, per esempio, produce un’eco molto forte. In altri casi il radar rileva pioggia che evapora prima di raggiungere il suolo: è la virga, quella specie di tenda che vediamo scendere dalle nubi e dissolversi a mezz’aria.

Possono inoltre comparire falsi echi prodotti dal terreno, dagli edifici, dagli insetti o da particolari condizioni atmosferiche.

Insomma, anche il radar ogni tanto vede cose che non esistono. Esattamente come noi quando vogliamo uscire a tutti i costi e interpretiamo qualsiasi previsione come tempo buono.

Dove il radar vede male

I radar meteorologici sono installati prevalentemente sulla terraferma e anche loro devono fare i conti con la geografia.

Le montagne possono ostacolare il fascio e creare zone d’ombra. All’aumentare della distanza il segnale si allarga e passa sempre più in alto rispetto alla superficie terrestre. Può quindi rilevare una precipitazione in quota senza descrivere perfettamente quello che sta avvenendo vicino al terreno o sulla superficie del mare.

Lungo la costa la copertura può essere molto buona. Allontanandoci verso il mare aperto, invece, il dato può diventare meno preciso o scomparire.

Aggiungiamo infine un problema molto poco meteorologico: per vedere Windy serve una connessione. Quando il telefono smette di prendere, la più bella applicazione del mondo diventa un’elegante collezione di mappe ferme.

Il radar meteo non sostituisce quindi i bollettini ufficiali, l’osservazione diretta, il VHF, gli strumenti di bordo e una corretta pianificazione. È semplicemente un’informazione in più, ma è un’informazione estremamente utile.

Il radar non decide, ma ci fa decidere prima

Il grande vantaggio del radar meteorologico non è quello di dirci con certezza che cosa succederà.

È quello di mostrarci che cosa sta già succedendo attorno a noi.

Ma nessuna carta, per quanto precisa, può prendere una decisione al posto nostro. Seneca lo aveva compreso parecchi secoli prima della nascita di Windy:

«Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.»
— Seneca, Lettere a Lucilio, 71

In mare, come in montagna o durante qualsiasi attività all’aperto, qualche minuto di anticipo può cambiare completamente le cose. Una mano di terzaroli presa con calma è una normale manovra. La stessa mano presa con la barca sbandata, il temporale sopra la testa e mezzo equipaggio nel panico diventa improvvisamente un’impresa.

Il radar non sostituisce l’esperienza del marinaio. Se utilizzato bene, contribuisce a costruirla.

La prossima volta che aprite Windy, quindi, non fermatevi al vento. Date un’occhiata anche al radar!

di Marco Esposito, presidente Round Robin A.S.D.

Fonti e riferimenti

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