Buongiorno marinai, buongiorno!
Oggi iniziamo un viaggio straordinario! Ripercorreremo in una serie di articoli una vera e propria epopea che ha impegnato esploratori di tutto il mondo per quattro secoli: parliamo della ricerca del mitico Passaggio a Nord-Ovest, la rotta che avrebbe dovuto collegare Europa e Asia passando a nord del continente americano.
Questa è la storia di migliaia di uomini che hanno sfidato i luoghi più spietati del pianeta spingendosi letteralmente fino ai confini del mondo ed ai limiti della resistenza umana.
Alcuni sono tornati come eroi, molti, troppi non sono mai tornati, tutti hanno dato prova del genio della caparbietà umana scrivendo forse le pagine più affascinanti della storia della navigazione.
Mettetevi comodi quindi perché questa è solo la prima puntata vi racconteremo tutto: dalle prime esplorazioni italiane di Giovanni Caboto alla tragedia di Franklin, al trionfo di Amundsen, ogni episodio sarà una storia a sé, e tutte insieme comporranno il grande mosaico della conquista dell’Artico.
“Non esiste peggior prigione del ghiaccio.
Non ha sbarre, ma è invalicabile, non ha mura, ma è infinita, quando ti cattura, non ti lascia più.”
Antico detto dei balenieri
L’Oro, le Spezie e il Sogno di una Scorciatoia
Per capire perché il Passaggio a Nord-Ovest è stato così importante, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo; siamo nel XV-XVI secolo, l’epoca delle grandi scoperte geografiche e l’Europa ha fame di spezie, sete, porcellane, e oro, ma per arrivare in Asia ci sono solo due strade entrambe lunghe ed insidiose: una per via di terra l’altra per mare.
La via di terra attraversa il Medio Oriente, controllato dagli Arabi prima e dai Turchi Ottomani poi: parliamo di migliaia di chilometri di deserti, montagne, e briganti ma soprattutto: pedaggi altissimi! Infatti ogni sultanato, ogni emiro, ogni khan voleva la sua parte cosi le merci che venivano trasportate assumevano un prezzo davvero esorbitante.
La via di mare intorno all’Africa era stata aperta dai portoghesi con Vasco da Gama nel 1497-99, doppiando il temibile Capo di Buona Speranza.
Ma che viaggio! Partire dall’Europa scendere lungo le coste africane, doppiare il capo necessitava di mesi e mesi di navigazione, rischi enormi, perdite altissime.
Ben presto i geografi antichi cominciarono a chiedersi se esistesse una terza via, una rotta più breve, più diretta; daltronde Cristoforo Colombo navigando verso ovest trovò le Americhe, se esistesse un passaggio a nord di questo continente appena scoperto?
Gli spagnoli lo chiamarono Stretto di Anián, gli inglesi lo battezzarono Passaggio a Nord-Ovest ma ciò che conta è che, se ci fosse stato il passaggio, bisognava trovarlo a qualunque costo.
“Il pepe nero valeva il suo peso in argento. E per l’argento, gli uomini sono sempre stati disposti a tutto.”
Capitani della Compagnia delle Indie

Le spezie più preziose e diffuse: pepe, zafferano, cannella, chiodi di garofano, noce moscata, zenzero e curcuma
Geografia dell’Impossibile: L’Arcipelago Artico Canadese
Ora cerchiamo di inquadrare il contesto nel quale gli esploratori si addentravano (a loro insaputa) per comprendere meglio la statura di questi uomini.
Prendiamo Google Earth e diamo un occhiata a nord del Canada: tra la Groenlandia a est e l’Alaska a ovest, troveremo un labirinto di isole, canali, stretti, baie.
È l’arcipelago artico canadese: 94 isole maggiori e migliaia di isole minori, un groviglio impossibile d’acqua e ghiaccio.
Il Passaggio a Nord-Ovest non è una singola rotta, ma una rete di percorsi possibili attraverso questo arcipelago infatti partendo dalla Baia di Baffin (tra Groenlandia e Isola di Baffin), si entra nello Stretto di Lancaster che taglia l’arcipelago da est a ovest, da lì le opzioni si moltiplicano: si può puntare a nord verso il Canale di Parry, a sud verso lo Stretto del Principe Reggente, oppure continuare verso ovest costeggiando isole sempre diverse.
Ogni rotta ha le sue insidie: bassi fondali e canali stretti dove il pack (la banchisa di ghiaccio marino) può chiudersi velocemente non aprirsi più per anni, forti correnti e ovviamente Iceberg grandi come cattedrali che vagano alla deriva.
Il clima è terribile: d’inverno la temperatura scende a -40°C, -50°C, Il mare gela completamente, diventando un deserto bianco di ghiaccio spesso metri, la notte polare dura da novembre a febbraio: il sole non sorge mai, per mesi!
Il tempo per navigare è brevissimo: da metà luglio a fine settembre, circa tre mesi, poi il ghiaccio si ricompatta, e si rimane bloccati senza alcuna via di uscita.
Questo è ciò che gli esploratori avrebbero dovuto affrontare, per giunta con un equipaggiamento e tecnologie che noi non stenteremmo a definire primitive.
Avete presente quando in Mediterraneo si dice “c’è cattivo tempo”?
Bene, l’Artico non è cattivo, è indifferente, non ti odia, semplicemente non s’accorge che esisti.
La Lunga Caccia: Tre Secoli di Tentativi
La ricerca del Passaggio iniziò subito dopo la scoperta dell’America, se quel continente bloccava la strada verso ovest, bisognava trovare un modo per aggirarlo, ripercorriamo velocemente le principali spedizioni che approfondiremo nei prossimi episodi:
I Pionieri (1497-1616)
1497 – Giovanni Caboto, navigatore veneziano al servizio dell’Inghilterra, fu il primo.
Partì da Bristol con la piccola Matthew e 18 uomini, approdò a Capo Bretone (Canada) il 24 giugno, convinto di aver raggiunto l’Asia, tornò in Europa con la notizia che il passaggio era lì, a portata di mano.
L’anno dopo ripartì con cinque navi, non tornò mai più, di lui e delle sue navi non si seppe più nulla.
1576-1578 – Martin Frobisher, inglese, fece tre spedizioni nell’Artico.
Scoprì la Baia di Frobisher sull’isola di Baffin, era convinto di aver trovato l’entrata del Passaggio, tornò con sassi che pensava contenessero oro (era pirite, oro degli sciocchi) a quanto pare però il meno nobile minerale gli portò fortuna: infatti riuscì sempre a tornare vivo, già questo può considerarsi un successo.
1585-1587 – John Davis, altro inglese, esplorò lo Stretto di Cumberland.
Arrivò fino a 73° nord e tornò convinto che il Passaggio fosse “di facile esecuzione”, si sbagliava, ma i suoi resoconti accesero ancora di più l’entusiasmo.
1609-1611 – Henry Hudson, Questo è uno dei nomi che sicuramente avete già sentito per il legame con la grande mela…
Nel 1609 esplorò il fiume Hudson (New York), nel 1610 scoprì la Baia di Hudson, immensa, che pensava fosse l’ingresso del Passaggio.
Svernò nella James Bay, all’estremità sud della baia, ma il Passaggio non c’era cosi, l’equipaggio, esausto e affamato, si ammutinò: misero Hudson, suo figlio e altri sette fedeli su una scialuppa e li abbandonarono nel ghiaccio, anche di loro non si seppe più nulla.
1616 – William Baffin, pilota straordinario, esplorò la grande baia che oggi porta il suo nome (Baia di Baffin), scoprì lo Stretto di Lancaster, lo Stretto di Smith, il Canale di Jones, erano le vere porte del Passaggio, ma lui non lo sapeva; tornò sano e salvo dichiarando che il Passaggio non esisteva, o comunque era impraticabile, per 200 anni tutti gli credettero e la ricerca fu messa in “standby”.
Il Risveglio Britannico (1818-1859)
Nel 1804 qualcosa cambiò: Sir John Barrow divenne Secondo Segretario dell’Ammiragliato britannico, era ossessionato dal Passaggio, voleva completare le esplorazioni, e piantare la bandiera britannica sul Polo Nord ma soprattutto: voleva tenere occupati gli ufficiali della Royal Navy dopo la fine delle Guerre Napoleoniche, infatti migliaia di marinai esperti rischiavano di restare a terra senza lavoro, perché non mandarli nell’Artico?
1818 – John Ross e William Edward Parry partirono con quattro navi.
Ross esplorò la Baia di Baffin e confermò che Baffin aveva ragione: c’erano tre grandi canali (Lancaster, Smith, Jones) che si addentravano nell’arcipelago, Parry era convinto che lo Stretto di Lancaster fosse la chiave, Ross non ci credette, tornarono senza risultati decisivi ancora un nulla di fatto.
1819-1820 – William Edward Parry, da solo questa volta, con le navi HMS Hecla e HMS Griper.
Fu un trionfo: entrò nello Stretto di Lancaster e continuò verso ovest, navigò per mesi in acque mai viste da europei.
Passò a nord del Polo Magnetico (l’ago della bussola si invertì!), svernarono sull’Isola di Melville, fu la prima nave spedizione a svernare con successo nell’Artico profondo.
William Parry tornò eroe nazionale.
1829-1833 – John Ross (di nuovo lui) esplorò la Penisola di Boothia, suo nipote James Clark Ross individuò la posizione del Polo Magnetico Nord (1831), insieme scoprirono l’Isola di Re Guglielmo.
Passarono quattro inverni consecutivi intrappolati nel ghiaccio un record; tornarono, tutti vivi un vero miracolo.
1845 – La Spedizione Franklin, questa sarà la protagonista di un intero episodio della nostra serie, o forse più..
Per ora vi basti sapere: un comandante con grande esperienza di spedizioni artiche, 129 uomini ben equipaggiati, 2 navi modernissime, provviste per tre anni, partirono e scomparvero nel nulla.
Il fallimento di Franklin ebbe grandissima risonanza in Inghilterra, al tempo si fece di tutto per capire le sorti delle navi e dei loro equipaggi.
Il mistero fu definitivamente svelato nel 2014 quando un gruppo di ricerca di Parks Canada (l’agenzia archeologica del governo canadese) riuscì a localizzare una delle navi di Franklin, la HMS Erebus a sud dell’isola di Re Guglielmo inabissata a 12m di profondità ed in perfetto stato di conservazione.
La Conquista (1850-1906)
1850-1854 – Robert McClure, irlandese, arrivò dal Pacifico (via Stretto di Bering) cercando Franklin, la sua nave HMS Investigator rimase bloccata nel ghiaccio.
Fu salvato da un’altra spedizione che arrivava da est e McClure completò il tragitto in slitta.
Tecnicamente fu il primo uomo ad attraversare il Passaggio, ma non interamente via mare, tuttavia fu un grande successo.
1903-1906 – Roald Amundsen, norvegese, 31 anni, uomo straordinario con un talento fuori dal comune, parti con un equipaggio di 6 uomini su un peschereccio da aringhe di 47 tonnellate chiamato Gjøa, alla caccia del Passaggio.
Nota di colore: dovettero partire di notte per sfuggire ai creditori che volevano bloccare la spedizione!!! Solo per questo meritano la nostra simpatia…
Amundsen svernò due volte sull’Isola di Re Guglielmo (nella baia che oggi si chiama Gjoa Haven), grazie all’addestramento ricevuto direttamente dagli Inuit sopravvissero all’artico, alla fine, nell’agosto 1905, uscirono nel Mare di Beaufort.
Era fatta! Il Passaggio a Nord-Ovest era stato conquistato!
Ci vollero 408 anni dal primo tentativo di Caboto.
Amundsen entrò a Circle, Alaska, e mandò un telegramma: “Abbiamo attraversato il Passaggio”.
Era il 31 agosto 1906.
“L’Artico insegna l’umiltà. O impari ad ascoltarlo, o ti uccide. Non c’è via di mezzo.”
Roald Amundsen
Perché Ci Volle Così Tanto Tempo?
Quattro secoli ci vollero per collegare i 2 oceani, ma non solo: ci vollero il sacrificio e le gesta eroiche di centinaia e centinaia di uomini, ma perchè fu cosi difficile?
Il ghiaccio: sembra banale, ma è tutto lì, il pack artico é imprevedibile.
Si muove, si sposta, si chiude e si apre seguendo correnti, venti, temperature che cambiano di giorno in giorno, una rotta che oggi è navigabile, si chiude domani per mesi se non per anni, le navi erano velieri di legno, o al massimo velieri con piccoli motori a vapore.
Il ghiaccio le schiacciava come gusci di noce.
Le navi sbagliate: per due secoli si usarono navi troppo grandi, troppo pesanti, con troppo pescaggio: navi pensate per l’oceano aperto, non per canali stretti e fondali bassi.
Amundsen capì: serviva una nave piccola, leggera, manovrabile infatti il Gjøa pescava pochissimo e poteva infilarsi ovunque.
La mentalità sbagliata: gli inglesi cercarono di conquistare l’Artico con la forza: tecnologia, provviste immense, equipaggi numerosi, disciplina militare; ma l’Artico non si conquista, si rispetta.
Gli Inuit ci vivevano da millenni con kayak di pelle, arpioni d’osso, abbigliamento di pelliccia.
Amundsen saggiamente imparò da loro e c’è la fece invece gli inglesi li ignorarono pagando un prezzo altissimo.
Questo è un’importante spunto anche per noi che navighiamo: chiedere sempre alla gente del posto!!
La fortuna. Sì, anche quella, l’Artico è capriccioso, un’estate calda apre rotte che l’anno dopo sono chiuse.
Amundsen ebbe anche fortuna molti altri no.
“Il ghiaccio che si ritira ci mostra una rotta, ma ci toglie un mondo. È un prezzo che forse non avremmo dovuto pagare.”
Anziano Inuit, 2019
Cosa Ci Aspetta nella Serie
Questo era solo l’inizio, infatti ora sappiamo a grandi linee come è andata e ci aspetta la parte più interessante: nei prossimi articoli “saliremo a bordo” e rivivremo da più vicino questa storia straordinaria fatta di ambizione, talento, desiderio di avventura, tragedie e trionfi;
Dobbiamo sempre ricordare il passato, onorare la memoria di questi giganti, ne siamo gli eredi; solo avendo dei riferimenti noi possiamo anche noi dare il meglio di noi stessi.
di Marco Esposito presidente Round Robin ASD
Fonti
- Osservatorio Artico, “La Storia del Passaggio a Nord Ovest”, 2020
- Enciclopedia della Storia del Mondo, “Il commercio delle spezie e l’Età delle scoperte”, 2021
- Wikipedia italiana, voci: “Passaggio a nord-ovest”, “Rotta delle spezie”, “Arcipelago artico canadese”
- Arctic Sail Expeditions Italia, documenti spedizione Best Explorer 2012
- Barche Magazine, “Passaggio a nord-ovest: ritorno all’era glaciale”, 2024
- Query Online/CICAP, articoli divulgativi sulla spedizione Franklin
- Studenti.it, “Le rotte commerciali del ‘600: Asia, Africa e Americhe”








