Se la parola Anemometro vi è familiare ma non sapete cosa c’è dietro, e c’è sempre qualcosa dietro, siete nel posto giusto! e pure fortunati perchè la storia che sto per raccontare è una figata! Madame et monsieur gli Anemoi, le divinità del vento!
Immaginate di essere un marinaio greco nel V secolo A.C.: state per partire per un viaggio da Atene verso la Sicilia, non avete GPS, ne previsioni meteo ne bussola; quello che avete, l’unica cosa su cui potete contare, è la conoscenza dei venti e delle coste.
Per greci, i venti non erano fenomeni atmosferici, erano gli Anemoi (Ἄνεμοι) divinità con nomi propri, e caratteri ben definiti, forze invisibili che potevano salvarvi la vita o condannarvi: conoscerli, rispettarli ed ingraziarseli poteva fare la differenza tra la vita e la morte o la vittoria e la sconfitta in battaglia…
Chi erano gli Anemoi e come sono nati…
Esiodo, il grande poeta greco dell’VIII secolo A.C. lo racconta nella sua teogonia: secondo il mito, i venti nascono dall’unione tra due figure molto particolari: Astreo il crepuscolo, ed Eos, l’aurora dalle rosee dita.
“Ed Eos generò ad Astreo i forti Anemoi: il lucente Zefiro, Borea che corre impetuoso, e Noto.”
Esiodo, Teogonia, versi 378-380
Questa genealogia, che potrebbe sembrare puramente poetica, in realtà nasconde un’osservazione molto concreta, ogni marinaio sa per esperienza che è proprio all’alba, che spesso il vento cambia.
Noterete che Esiodo menziona solo tre venti: Zefiro, Borea e Noto, la ragione è che all’epoca i greci riconoscevano solo tre stagioni primavera, estate e inverno il quarto vento, Euro, compare più tardi, quando il sistema delle stagioni si evolve includendo anche l’autunno.
I venti buoni e quelli cattivi
Per i greci, esistevano due categorie completamente diverse di venti: da una parte c’erano gli Anemoi ‘buoni’ Borea, Zefiro, Noto figli di Astreo ed Eos, che il poeta definisce di specie divina, una grande benedizione per gli uomini’; dall’altra parte c’erano i venti non prevedibili, caotici, improvvisi, generati dal terribile mostro Tifeo dal quale noi abbiamo ereditato il nome “Tifone”:
“E da Tifeo vengono i venti burrascosi che soffiano umidi […] ma gli altri soffiano a caso sui mari. Alcuni si abbattono sul mare nebbioso e fanno un grande danno ai mortali, infuriando con raffiche malvagie.”
Esiodo, Teogonia, versi 869-874
La parola chiave qui è ‘a caso’, infatti gli Anemoi stagionali erano prevedibili: arrivavano quando li aspettavi, ed un marinaio sapeva riconoscerne i segnali; ma i venti-tempesta i figli di Tifeo (mostro che incarna il caos primordiale) no: soffiavano da direzioni inaspettate, con violenza improvvisa e letale che per noi velisti sono ancora oggi una vera e propria sciagura..
Bene andiamo ora a conoscerli uno per uno!
Borea, l’impetuoso vento del nord
Tra tutti gli Anemoi, Borea (Βορέας) era il più potente e il più temuto, soffiava dalle montagne della Tracia, nel nord della Grecia, portando con sé il gelo invernale; i greci lo rappresentavano come un vecchio robusto con barba e capelli ispidi, e grandi ali di colore violaceo, spesso teneva in mano una conchiglia attraverso la quale soffiava il suo gelido richiamo.
C’è un aspetto particolare di Borea che dice molto di lui, i greci: credevano che egli fosse il padre dei cavalli più veloci mai esistiti.
La storia viene raccontata anche nell’lliade: il re troiano Erichtonio possedeva tremila magnifiche cavalle; un giorno Borea le vide mentre pascolavano, se ne innamorò perdutamente, quindi si trasformò in uno stallone nero dalla criniera scura e si accoppiò con dodici di esse.
I puledri che nacquero erano tanto veloci da poter correre sulle spighe di grano senza piegarle, e quando correvano sul mare, galoppavano sulla cresta delle onde senza affondare.
Oggi, quando diciamo che una barca ‘vola’ sull’acqua con vento in poppa, stiamo usando esattamente la stessa immagine mentale di tremila anni fa; quella sensazione di planare quasi senza toccare le onde: è lo stesso concetto dei figli di Borea che corrono sulle spighe senza spezzarle, sulle onde senza affondare…MERAVIGLIOSO!
Zefiro, il vento propizio dell ovest
Se Borea era il più temuto, Zefiro (Ζέφυρος) era il più amato e desiderato: veniva rappresentato come un giovane bellissimo con grandi ali dorate, coronato di fiori, sempre sorridente, soffiava da ovest portando le prime brezze tiepide della primavera; era considerato un vento benevolo, quello che faceva sbocciare i fiori e maturare i primi frutti.
Zefiro era il vento che gli uomini di mare aspettavano per poter finalmente riprendere a navigare, infatti era associato all’arrivo della primavera; durante l’inverno, con Borea che dominava il Mediterraneo, la navigazione si fermava quasi completamente.
Era troppo pericoloso, le navi venivano tirate in secco, per aspettare, aspettare zefiro e la primavera.
E c’era un’altra qualità che rendeva Zefiro prezioso: era costante e prevedibile: mai troppo violento, mai troppo debole; per noi velisti, è l’ideale: avete presente una placida navigazione al lasco con temperature gradevoli e 15 nodi di vento?
Bene, quando vi capita pensate a Zefiro!
Noto, l’insidioso vento del sud
Di Noto (Νότος) non ci sono arrivate grandi storie, eppure, era forse quello che i marinai temevano di più: Il motivo? Arrivava quando non te lo aspettavi.
Noto soffia dal deserto del Sahara, attraversa il Mediterraneo caricandosi di umidità, e arriva in Grecia come un vento caldo e umido che porta nebbie improvvise, temporali, mare agitato.
Il periodo peggiore è la fine dell’estate agosto, settembre quando pensi o speri che il bel tempo durerà ancora a lungo.
Immaginate di essere in piena estate, con il cielo sereno e il mare calmo, poi, nel giro di poche ore, l’aria diventava appiccicosa, l’orizzonte a sud si faceva opaco e lattiginoso, il mare comincia a incresparsi; quando è così è bene trovare un riparo alla svelta! nell’arte greca Noto veniva spesso raffigurato mentre rovescia un’anfora da cui sgorga acqua, un’immagine è chiara ed efficace.
Euro, lo sfuggente vento dell’est
Euro (Εὖρος), è il più enigmatico; come abbiamo visto, non compare nemmeno nella Teogonia di Esiodo: fa la sua prima apparizione nell’Odissea ma in modo marginale, quasi di sfuggita.
Questa sua evanescenza riflette effettivamente un dato meteorologico: il vento da est, nel Mediterraneo occidentale ha caratteristiche meno marcate rispetto agli altri tre; soffiando dall’Anatolia, Euro portava aria tendenzialmente calda e secca, era associato all’alba e al sole nascente simboli positivi ma non aveva né la potenza di Borea, né la dolcezza di Zefiro, né l’insidia di Noto.
Per i marinai era considerato un vento tutto sommato ‘neutro’: utile se dovevi andare verso ovest, moderatamente fastidioso se andavi in altre direzioni. Niente di drammatico, insomma; Ma una caratteristica rendeva Euro ‘misterioso’, come lo definivano i greci: era il meno prevedibile. Poteva senza alcun preavviso morire, rinforzare o cambiare direzione.
Oggi lo chiamiamo levante, e chi naviga nel Mediterraneo sa che è tipicamente un vento leggero, spesso termico, che soffia tra i 5 e i 10 nodi, ma il problema rimane lo stesso di tremila anni fa: non sai mai esattamente cosa farà.
Sugli antichi e sui moderni
Gli antichi non erano degli ingenui, tutt’altro! Infatti quando davano nomi e volti agli elementi avevano intuito chiaramente una una cosa importantissima che noi stiamo dimenticando: il modo migliore per ricordare, per trasmetterne la conoscenza di generazione in generazione, è raccontare una storia!!
È molto più facile ricordare Borea impetuoso, violento e indomabile, capace di generare cavalli veloci come il vento, piuttosto che ricordare che la tramontana in Egeo ha una velocità media di 25 nodi con raffiche fino a 35’…
Ed in ogni caso è certamente più affascinante.
Di Marco Esposito presidente Round Robin ASD
Fonti:
Esiodo, Teogonia, VIII-VII secolo a.C. Genealogia degli Anemoi (vv. 378-382) e venti tempestosi (vv. 869-874).
Omero, Iliade XX.219-229 (Borea e i cavalli); Odissea X (Eolo e gli otri).
Erodoto, Storie VII.178, 189 (Borea e le Guerre Persiane).
Virgilio, Georgiche III.271-277 (cavalle e venti).






