Alfred Centennial Johnson, 1876.

Qui narrasi la storia di un marinaio tanto importante quanto sconosciuto…il mitico Alfred Johnson! Nel 1876 salpa da Gloucester a bordo di un piccolo dory di 20 piedi; è il primo uomo ad attraversare il Nord Atlantico in solitaria…buona lettura!

1. Gloucester, 1874: La discussione alla taverna

Alfred Johnson nasce il 4 dicembre 1846 in Danimarca, in un’area compresa tra il Mar Baltico e il Mare del Nord, è una regione fortemente legata alla navigazione commerciale e alla vita marittima, dove il mare non rappresenta un confine ma una via di comunicazione, ed il principale mezzo di sostentamento.

In questo contesto Johnson cresce e, ancora adolescente, si imbarca come marinaio su velieri mercantili a vele quadre impiegati nei traffici internazionali tra Europa e Americhe.

Nei porti è comune sbarcare e imbarcarsi su un’altra nave diretta verso una rotta diversa; Johnson accumula così esperienza sulle grandi distanze oceaniche, sui ritmi della navigazione commerciale e sulle condizioni dell’Atlantico, ben prima di concepire qualunque impresa personale.

A un certo punto approda a Gloucester, nel Massachusetts; Gloucester è uno dei principali porti pescherecci del Nord Atlantico e vive quasi esclusivamente della pesca d’altura. Le golette che salpano da qui raggiungono i grandi banchi di pesca al largo, dove restano per mesi. Johnson decide di fermarsi e di lavorare come pescatore, entrando in una comunità abituata a operare lontano dalla costa, in condizioni spesso difficili, su barche piccole e instabili i dor 

Nel 1874, dopo una giornata di lavoro, i pescatori si ritrovano come di consueto nelle taverne vicino ai moli; sono luoghi di incontro e di scambio, dove si gioca a carte, si beve e si parla del mare. In questo contesto nasce una discussione che si allontana dal lavoro quotidiano e riguarda una questione più ampia: la possibilità di attraversare l’Atlantico in solitaria.

Taverna ottocentesca (si stava meglio quando si stava peggio)

La discussione non ha inizialmente un carattere pratico, è il tipo di conversazione che nasce tra uomini di mare, fondata su ipotesi, confronti, provocazioni. Alfred Johnson interviene sostenendo che una traversata del genere non richieda necessariamente una grande nave al contrario secondo lui, un marinaio con sufficiente esperienza potrebbe affrontarla anche con un mezzo molto più piccolo, persino con un dory: una barca di lavoro lunga pochi metri, utilizzata quotidianamente nella pesca sui banchi.

La reazione degli altri pescatori è immediata, l’idea viene accolta con scetticismo e ironia:  attraversare l’oceano su una barca concepita per il lavoro locale appare eccessivo, tecnicamente azzardato, prossimo alla follia; per Alfred Johnson, però, quella discussione non si esaurisce nel clima della taverna, in quel momento, a Gloucester, nel 1874, prende forma l’idea di dimostrare che una traversata atlantica può essere compiuta anche con una piccola barca di lavoro, senza assistenza, facendo affidamento esclusivamente sull’esperienza marinaresca e sulla preparazione tecnica.

2. I grandi banchi di pesca e il lavoro sul dory

George Banks, area di pesca battuta dai pescatori di Gloucester

Per comprendere fino in fondo il significato dell’idea formulata da Alfred Johnson nel 1874, è necessario descrivere con precisione il contesto in cui egli lavora a Gloucester: la pesca che parte da questo porto non è costiera né occasionale, ma si svolge sui grandi banchi del Nord Atlantico, in particolare su aree di bassofondale situate a centinaia di miglia dalla costa; sono zone ricche di pesce, ma esposte a nebbie persistenti, a improvvisi cambiamenti del tempo e a un mare spesso corto e disordinato.

Le imbarcazioni impiegate sono grandi golette da pesca, progettate per affrontare navigazioni lunghe e restare in mare per periodi di due o tre mesi consecutivi. Una volta raggiunti i banchi, tuttavia, il lavoro quotidiano non si svolge sulla nave madre. Ogni mattina vengono calate in mare numerose piccole barche, i dory, che si allontanano dalla goletta e si distribuiscono sull’area di pesca.

Ogni dory è condotto da un solo uomo, il pescatore lavora in completo isolamento, spesso senza avere contatto visivo con la nave principale; la pesca avviene con lenze a mano, ami ed esche, senza alcun ausilio meccanico. È un’attività fisicamente impegnativa e tecnicamente delicata, che richiede attenzione continua all’assetto della barca, al vento, alla corrente e alla visibilità, spesso ridotta dalla nebbia.

In questo contesto il rischio è costante: un cambiamento improvviso del tempo può rendere difficile o impossibile il rientro alla goletta, infatti non sono rari i casi di dory che si perdono nella nebbia o vengono sorpresi dal mare in aumento.

Alfred Johnson svolge questo lavoro per diversi anni, diventa un pescatore esperto in particolare nella pesca del merluzzo; esso viene lavorato sotto forma di pesce salato, conservato in grandi botti e destinato ai mercati internazionali. La pesca sui banchi non è solo un’attività locale, ma parte di un sistema economico globale che collega direttamente questi piccoli scafi all’economia mondiale.

Questo è il mondo che forma Johnson come marinaio e come uomo di mare, quindi quando afferma che un dory può attraversare l’Atlantico, non lo fa per ignoranza o spavalderia, ma perché è abituato a lavorare quotidianamente lontano dalla costa, su una barca piccola, in uno dei mari più complessi e severi del pianeta.

3.La preparazione e la costruzione del Centennial

Dopo la discussione avvenuta nel 1874, Alfred Johnson non tenta immediatamente l’impresa; per circa due anni continua a lavorare come pescatore, accumulando risparmi; la traversata non può essere improvvisata: richiede una barca adeguata e una preparazione accurata, compatibile con le sue reali possibilità economiche e tecniche.

Il Centennial con tutte le vele a riva

Con una spesa complessiva di circa duecento dollari, Johnson commissiona la costruzione di un dory appositamente pensato per la navigazione oceanica. La barca misura 20 di lunghezza fuori tutto, 16 di lunghezza al fondo, con una larghezza di circa 5,5 piedi e un’altezza dello scafo di 2,5 piedi. Le ordinate sono in quercia e la struttura è rinforzata rispetto ai dory tradizionali, concepiti per il solo lavoro sui banchi di pesca.

Lo scafo è in gran parte coperto da un ponte, lasciando un piccolo pozzetto centrale per la conduzione della barca. All’interno vengono ricavati 3 compartimenti stagni, destinati a garantire la galleggiabilità anche in caso di imbarco d’acqua o di capovolgimento. Nel fondo è installata una deriva mobile, soluzione insolita per questo tipo di barca, adottata per migliorare il controllo della rotta e ridurre lo scarroccio durante la traversata atlantica.

L’armo velico è ridotto all’essenziale: un albero, randa e due fiocchi; a bordo è presente anche una vela quadra, utilizzabile con vento in poppa. La velatura è progettata per essere manovrata da un solo uomo e per sfruttare i venti occidentali predominanti sull’Atlantico settentrionale.

La dotazione di navigazione è semplice ma completa. Johnson porta con sé carte nautiche, una bussola, un quadrante nautico per le osservazioni astronomiche, un orologio sveglia ed un solcometro a barchetta per il calcolo del tempo e della navigazione stimata. A bordo sono presenti anche un’ancora galleggiante, utile per mantenere la prua al vento in caso di burrasca, e una piccola dotazione di medicinali.

Le provviste sono scelte in base alla conservabilità e al valore energetico: Johnson imbarca carne in scatola, latte condensato, frutta, pane duro, tè e caffè; l’acqua stivata ammonta a circa sessanta galloni, con la possibilità di incrementarla raccogliendo l’acqua piovana mediante un telo teso sopra la coperta.

Il Centennial in esposizione con albero ammainato

La barca viene battezzata Centennial, in riferimento al centenario dell’indipendenza degli Stati Uniti che cade nel 1876.

La rotta prevista segue quella dei piroscafi diretti in Europa, per una distanza di circa 3000 miglia, Johnson stabilisce come obiettivo quello di completare la traversata in meno di 90 giorni.

Al termine della preparazione, il Centennial non è più un semplice dory da pesca, ma una barca minima adattata all’oceano: priva di comodità, essenziale in ogni dettaglio, costruita per affidarsi unicamente alla competenza del suo unico uomo di bordo.

 

4. La partenza da Gloucester

Baia di Gloucester

Il 15 giugno 1876, nel pomeriggio, Johnson salpa dal porto di Gloucester: la partenza avviene dal molo del cantiere Higgins & Gifford, oggi noto come Parker Street Wharf, l’orario è preciso: le 16 e 15; la notizia ha attirato una folla composta da pescatori, curiosi e giornalisti, non si tratta di una cerimonia ufficiale, ma la presenza della stampa indica che l’impresa è già percepita come qualcosa di fuori dall’ordinario.

Il Centennial appare immediatamente sovraccarico, l’acqua, le provviste e l’attrezzatura riducono il bordo libero al minimo; lo scafo, quasi interamente coperto dal ponte, lascia visibile solo il piccolo pozzetto centrale.

Per un breve tratto alcune piccole imbarcazioni accompagnano il dory fuori dalla rada: è un gesto spontaneo, tipico della vita di porto, che segna il distacco tra la dimensione collettiva della pesca e la solitudine della traversata che sta per iniziare, superati i moli, le barche di scorta rientrano e il Centennial prosegue da solo.

All’uscita dal porto la costa del Massachusetts resta ancora visibile. Johnson mantiene una rotta prudente, senza allontanarsi immediatamente dalla terra. Questa prima fase di navigazione non è ancora l’oceano aperto, ma un ultimo tratto di mare familiare che consente di osservare il comportamento della barca a pieno carico e di verificare l’efficacia delle scelte costruttive.

Quando Gloucester scompare progressivamente all’orizzonte, la traversata comincia, da quel momento in avanti la barca, la rotta e le decisioni del suo comandante diventano gli unici elementi su cui si reggerà l’intero viaggio attraverso l’Atlantico.

5. Lo scalo in Nuova Scozia

Nuova Scozia carta geografica

Nei giorni immediatamente successivi alla partenza da Gloucester, Alfred Johnson non punta ancora direttamente verso l’Atlantico aperto; il Centennial segue una rotta costiera lungo il Nord-Est americano, mantenendosi in acque relativamente conosciute. Questa fase iniziale del viaggio ha una funzione precisa: verificare il comportamento della barca a pieno carico e individuare eventuali problemi prima di perdere definitivamente il contatto con la costa.

È in questa fase che emerge un problema tecnico rilevante: la bussola non fornisce indicazioni affidabili.

Per un uomo che si appresta ad affrontare una traversata oceanica, una bussola imprecisa rappresenta un rischio inaccettabile, Johnson comprende che l’anomalia è probabilmente causata dalla disposizione della zavorra e dei materiali metallici a bordo, che interferiscono con il campo magnetico dello strumento, continuare senza intervenire significherebbe affidare la navigazione a uno strumento inaffidabile, con conseguenze potenzialmente gravi una volta entrati nel mare aperto.

Johnson decide quindi di fermarsi in Nuova Scozia: sposta la zavorra, modifica la distribuzione dei pesi e verifica ripetutamente il comportamento della bussola, confrontando le indicazioni con la rotta reale.

Bussola con rosa dei venti

Questo intervento dimostra l’approccio di Johnson alla traversata infatti l’impresa non viene affrontata come una sfida affidata al caso o alla resistenza fisica, ma come un problema tecnico da risolvere con metodo: quando qualcosa non funziona, Johnson si ferma, analizza e corregge, anche a costo di rallentare il viaggio.

Il 25 giugno 1876, dopo aver ristabilito un assetto soddisfacente e aver verificato l’affidabilità degli strumenti di navigazione, il Centennial lascia la Nuova Scozia, da questo momento in avanti non ci saranno più possibilità di intervento a terra e, con la costa ormai alle spalle, la traversata dell’Atlantico entra nel vivo.

6. La navigazione nel Nord Atlantico

La rotta scelta è quella percorsa regolarmente dai piroscafi diretti dall’America settentrionale verso le isole britanniche, in particolare verso Liverpool.

La scelta di questa rotta non è casuale infatti navigare lungo una direttrice trafficata consente a Johnson di incrociare altre navi e, quando possibile, di confrontare la propria posizione stimata con quella delle grandi unità, in questo modo può correggere eventuali errori di navigazione prima che diventino deviazioni significative su una traversata di circa 3000 miglia.

Anche nel periodo estivo, considerato il più favorevole, il Nord Atlantico presenta condizioni impegnative. Tra giugno e agosto sono frequenti banchi di nebbia persistente, che riducono drasticamente la visibilità, le perturbazioni atlantiche attraversano regolarmente l’area, portando venti variabili e mare formato, l’acqua rimane fredda anche in estate, aumentando il rischio in caso di caduta in mare.

Su un dory di venti 20 piedi queste condizioni assumono un peso maggiore: Il bordo libero è molto basso e ogni onda che frange entra a bordo, il fondo quasi piatto dello scafo provoca colpi violenti sull’onda corta, rendendo la navigazione faticosa e logorante, non esiste uno spazio realmente asciutto: Johnson è costantemente esposto all’umidità, al vento e al freddo.

Riproduzione di un quadrante nautico

Le tecniche di navigazione sono semplici ma efficienti: Johnson utilizza la bussola per mantenere la rotta, il quadrante nautico per determinare la latitudine, il solcometro a barchetta per sapere la velocità e la navigazione stimata per collegare una posizione all’altra, ovviamente l’assenza di strumenti precisi rende ogni errore più difficile da recuperare e impone un’attenzione costante.

La vita a bordo è scandita da ritmi irregolari: Johnson cerca di riposare quando il mare lo permette, spesso durante il giorno, e di governare la barca nelle ore notturne, prestando attenzione al traffico delle navi, lo spazio sotto il ponte è limitato e non consente un vero riposo disteso, il sonno è breve e frammentato, disturbato dalle condizioni del mare.

Nonostante le difficoltà, il Centennial avanza con regolarità, sfruttando i venti occidentali dominanti e alleggerendosi progressivamente con il consumo delle provviste, la barca mantiene una media di circa 70 miglia al giorno che è una velocità notevole per uno scafo così piccolo e carico, ottenuta con una navigazione costante e prudente.

7. Gli incontri in mare e la burrasca

Seguendo la rotta dei piroscafi diretti in Europa, Alfred Johnson incrocia numerose navi durante la traversata: per gli equipaggi che lo avvistano, la situazione appare immediatamente anomala: un uomo solo, su una barca di dimensioni minime, a grande distanza dalla costa..nel contesto della navigazione ottocentesca, una simile presenza in mare aperto è normalmente associata a un naufragio o a una situazione di emergenza.

In più occasioni le navi rallentano, accostano o tentano di comunicare con il Centennial: gli equipaggi offrono assistenza, convinti che Johnson abbia bisogno di soccorso ma Johnson rifiuta sistematicamente ogni proposta di salvataggio.

In un episodio significativo, una nave passeggeri tedesca si avvicina per verificare le condizioni del “naufrago” ed il nostro Alfred ne approfitta per farsi lasciare qualche bottiglia di super alcolico: se Rum, Whisky o acquavite non è dato sapere, quel che è certo è che il consumo a bordo di tali generi di conforto non era stato accuratamente calcolato alla partenza…

Onde frangenti mettono in difficoltà uno yacht

Nel corso della traversata il Centennial viene investito da una burrasca violenta: il vento aumenta rapidamente e il mare diventa irregolare e confuso, Johnson riduce la velatura e tenta di mantenere il controllo della barca, ma le dimensioni dello scafo e la forza degli elementi limitano drasticamente le possibilità di manovra.

Durante la tempesta una grossa onda colpisce il dory al traverso: il Centennial scuffia e Johnson viene sbalzato in mare ma riesce ad aggrapparsi allo scafo rovesciato, che rimane a galla grazie ai compartimenti stagni e per circa venti minuti resta in acqua, esposto al freddo e al moto ondoso, senza poter fare altro che resistere.

La galleggiabilità dello scafo consente infine a Johnson di tentare il raddrizzamento: approfittando del movimento delle onde e del proprio peso, riesce a riportare la barca in posizione corretta e a risalire a bordo ma il Centennial è pieno d’acqua e parte dell’equipaggiamento è andata perduta: la vela quadra scompare, il pane è inservibile, l’orologio non funziona più.

Nonostante i danni, lo scafo è strutturalmente integro e la barca può continuare a navigare, Johnson svuota l’acqua quanto possibile, riordina l’attrezzatura rimasta e riprende la rotta: la burrasca ha chiarito in modo definitivo quanto sottile sia il margine tra riuscita e fallimento, ed ha dimostrato che il Centennial, pur nella sua estrema semplicità, è in grado di sopravvivere a un capovolgimento in pieno Atlantico.

8. Abercastle: il primo approdo europeo

Dopo la burrasca e le ultime settimane di navigazione, la traversata dell’Atlantico volge alla conclusione,  Alfred Johnson raggiunge Abercastle in Galles, un piccolo porto naturale situato sulla costa occidentale della Gran Bretagna, affacciato su un tratto di mare già più riparato.

L’ingresso ad Abercastle avviene in modo discreto, Il Centennial, un dory costruito per il lavoro sui banchi di pesca, entra in un approdo composto da poche case, un breve molo e imbarcazioni costiere; Il contrasto tra la portata della traversata appena compiuta e la modestia del luogo è evidente.

Le condizioni fisiche di Johnson rendono visibile il peso del viaggio: dopo oltre due mesi in mare, con riposo frammentato, esposizione continua all’umidità e al freddo, e una tensione costante dovuta alla navigazione in solitaria, è fortemente debilitato: non riesce a scendere autonomamente dalla barca e viene aiutato dagli abitanti del luogo, che lo conducono a terra.

La sosta ad Abercastle dura circa due giorni; Johnson utilizza questo tempo per recuperare le forze, asciugare ciò che è rimasto utilizzabile a bordo, rifornirsi di acqua e di provviste essenziali e verificare che il Centennial sia ancora in grado di navigare

Sebbene l’Atlantico sia ormai alle spalle, il viaggio non è ancora concluso: da Abercastle Johnson deve affrontare un’ultima tratta di navigazione costiera, risalendo verso nord in un’area caratterizzata da correnti, maree e traffico navale, solo raggiungendo un grande porto inglese potrà considerare compiuta, la traversata iniziata due mesi prima a Gloucester.

9. L’ingresso a Liverpool

Liverpool docks

Il Centennial risale il canale di San Giorgio e prosegue verso nord, attraversando un tratto di mare caratterizzato da forti correnti di marea, traffico intenso e condizioni meteorologiche variabili, è l’ultima fatica per Alfred ed il suo dory.

Il 21 agosto 1876, dopo 76 giorni di navigazione complessiva, il Centennial entra nel porto di Liverpool.

Una barca lunga venti piedi, costruita per il lavoro sui banchi del Nord Atlantico, avanza lentamente tra piroscafi, velieri mercantili e rimorchiatori. Johnson governa il Centennial senza assistenza ne rimorchio, mantenendo il controllo della barca fino all’ormeggio.

L’ingresso a Liverpool rende immediatamente evidente la portata dell’impresa: la sproporzione tra il mezzo utilizzato e l’ambiente portuale sottolinea ciò che è stato compiuto: una traversata atlantica portata a termine in solitaria, senza supporto esterno, su uno scafo che non era stato concepito per viaggi di questo tipo.

Con l’arrivo nel porto inglese, la traversata può dirsi conclusa anche dal punto di vista pubblico e simbolico.

La promessa formulata anni prima nella taverna di Gloucester è stata mantenuta fino all’ultimo miglio, l’impresa è compiuta Alfred Johnson è il primo uomo ad attraversare l’atlantico in solitaria e per giunta con un piccolo dory.

10. La conclusione

Targa commemorativa del viaggio di Alfred “Centennial” Johnson

Dopo l’arrivo a Liverpool, la traversata di Alfred Johnson viene riportata dalla stampa e suscita interesse per l’eccezionalità del mezzo utilizzato, il Centennial viene esposto per un periodo e l’impresa entra nelle cronache come un fatto fuori dall’ordinario, tuttavia Johnson non costruisce attorno a quel viaggio una carriera né una narrazione eroica, non tenta di ripetere l’impresa né di spingersi oltre.

Negli anni successivi torna a una vita legata al mare, il viaggio resterà un episodio unico, legato a un momento preciso della sua vita e a una scelta personale maturata in un contesto ben definito.

Quando, a distanza di tempo, gli viene chiesto perché abbia attraversato l’Atlantico da solo su una barca così piccola, Johnson risponde in modo disarmante: “Perchè sono un dannato stupido”.

Se sia una provocazione, uno scherzo o un messaggio ai suoi vecchi amici nessuno lo saprà mai, noi vogliamo ricordarlo al timone del suo dory, ringraziare lui e tutti quei “dannati stupidi” che sono fonte di ispirazione per le nostre avventure che si trasformano sempre nei ricordi più belli.

di Marco Esposito presidente Round Robin ASD.

FONTI

  • Cape Ann Museum, Gloucester (Massachusetts) – Dory “Centennial” in collezione permanente
  • New York Public Library Digital Collections, “Dory ‘Centennial,’ Capt. Alfred Johnsen [Johnson]”, 1876, fotografia storica
  • Historical Marker Database (HMDB), “Captain Alfred (Centennial) Johnson”, Gloucester, Essex County, Massachusetts
  • “Alfred ‘Centennial’ Johnson”, Wikipedia, ultima revisione novembre 2025
  • Britannica Encyclopedia, voci correlate sulla navigazione atlantica ottocentesca
  • Targa commemorativa, Abercastle (Galles), inaugurata da Charles Dickman (nipote di Johnson) il 17 ottobre 2003
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